Ho trascorso le ore della mattinata con un umore davvero pesto. Io, che di solito sono di umore stazionario tendente al sempre-sorridente-e-felice, mi sono fatta mazziare dal display della bilancia che sottolineava il 65.6 non come un incidente di percorso, ma come una durissima realtà.
Il primo pensiero è stato: "Per fortuna non mi sono pesata per tutte le vacanze di natale. Almeno sono stata felice e convinta di essere addirittura dimagrita".
Il secondo: "Cosa mi aspettavo dopo le quantità di cibo di quantitativo calorico sconosciuto che ho ingurgitato nelle ultime settimane?"
Il terzo: "Non voglio vivere così pesante"
Ecco, il concetto giusto è proprio quello di pesantezza/leggerezza, goffaggine/agilità. Io voglio esser leggera, magra, senza tette enormemente ingombranti (cioè, tette sì, ma non ingombranti - diciamo una terza e non una quarta), senza gambe tendenti al parmacotto e senza una faccia che assomiglia pericolosamente a quella del figlio di babbo natale con heidi.
Per cui, aspettando di prendere l'handicap a febbraio, il mio obiettivo prioritario per il mese di gennaio è quello di perdere peso. Seguito a ruota dalla mission impossibile di preparare un esame di economia in 13 giorni, con solo la sera e i we per studiare.
Bene, bene, mi sfrego le mani. La mia parte masochista non vede l'ora di lasciarsi morire di fame nel letto di casa.